Spagna: condannate le cliniche abortiste per “pubblicità ingannevole”

14 Novembre 2022
Fonte: fsspx.news

Il 14 settembre 2022 la Corte suprema spagnola ha confermato la sentenza emessa nel gennaio 2020 dal Tribunale provinciale di Oviedo che condanna l'Associazione delle cliniche accreditate per l'interruzione volontaria della gravidanza (ACAI) per "pubblicità ingannevole".

Infatti, spiega il sito Gènéthique, l'associazione di queste cliniche dichiara sul proprio sito che "l'interruzione della gravidanza è un'operazione che non lascia conseguenze". L'ACAI, che riunisce la maggior parte dei centri abilitati all'aborto, dovrà quindi farsi carico delle spese del procedimento e pubblicare sulla propria pagina web la sentenza della Corte suprema.

L'Alta Corte spagnola si è scherata così con la Fondazione spagnola dei giuristi cristiani, Abogados Cristianos, che ha denunciato l'ACAI per aver nascosto alle donne le possibili conseguenze di un aborto.

In risposta a una delle domande più frequenti sul suo sito, l'ACAI ha dichiarato: "L'interruzione della gravidanza è un'operazione che non lascia conseguenze, quindi quando rimarrete incinte, sarà come se non aveste mai abortito prima".

"Non c'è nemmeno il rischio di sterilità legato a uno o più aborti. L'aborto è la procedura chirurgica più comune in Spagna che non lascia sequele e l'incidenza di complicanze è molto bassa."

Un aborto non è mai senza conseguenze
"Finalmente la giustizia è stata fatta", ha detto Polonia Castellanos, presidente di Abogados Cristianos. "Questa organizzazione, per avidità, ha mentito a molte donne incoraggiandole ad abortire come se fossero al sicuro da gravi conseguenze", continua.

E, "vista la gravità della sentenza", il presidente di Abogados Cristianos invierà la sentenza a tutti i dipartimenti sanitari della Spagna "affinché risolvano qualsiasi contratto con i centri abortisti interessati".

Ha anche esortato il ministro per le Pari opportunità, Irene Montero, "a fare una dichiarazione su questa sentenza che condanna i centri per l'aborto per aver mentito alle donne" e chiede "la rimozione di sussidi e denaro pubblico a queste aziende".

Sul sito di Gènéthique, Claire de la Hougue, dottoressa in giurisprudenza, avvocato presso l'Ordine degli avvocati di Strasburgo e ricercatrice associata presso l'ECLJ (European Centre for Law and Justice), spiega la realtà dolorosa, troppo spesso nascosta, dell'aborto.

"Oltre a una serie di complicazioni immediate di varia gravità, l'aborto aumenta il rischio di parto prematuro in una gravidanza successiva e di cancro al seno, secondo vari studi. Altri studi indicano che il rischio di morte delle donne che abortiscono rispetto a quello delle donne che hanno partorito è notevolmente aumentato, indipendentemente dalla causa della morte."

"Soprattutto, continua, le conseguenze sulla salute mentale sono alte. Ansia, incubi, dipendenze, depressioni e suicidi sono notevolmente più frequenti tra le donne che hanno abortito e, ad un altro livello, anche la percentuale di coppie che si separano è molto alta."

Un giudizio esplicito
La sentenza del Tribunale provinciale delle Asturie ha ritenuto la risposta iniziale "ingannevole e fuorviante per i pazienti" e "il Tribunale ha ordinato all'ACAI di pubblicare le parti rilevanti della sentenza sul proprio sito web per sei mesi".

Dopo "l'esame delle prove raccolte" prodotte da "periti e testimoni invitati dagli attori", il tribunale ritiene "che nessuna procedura di chirurgia ginecologica è innocua" e "che è dimostrato che il danno psicologico è comune e che l'infertilità e altri disturbi possono influenzare il sistema riproduttivo femminile. (…)"

"Sebbene i danni fisici (come la perforazione dell'utero) siano statisticamente molto rari, i rischi di sofferenza psicologica e problemi familiari sono facilmente identificabili", ha affermato la Corte.

La sindrome post-aborto, la depressione e gli impulsi suicidi sono "osservati molto spesso dagli esperti". Inoltre, "l'aborto è seriamente sospettato di essere la fonte dell'aumento del rischio di cancro al seno nel primo mese successivo all'aborto".

"Sorprendentemente, sottolinea la sentenza, gli imputati non hanno prodotto alcun elemento di prova per difendere la veridicità della loro affermazione circa l'innocuità dell'aborto", mentre "secondo l'articolo 217.4 del Codice di procedura civile spagnolo, nei procedimenti di concorrenza e pubblicità sleali, l'onere della prova spetta al convenuto che deve provare che la sua pubblicità è corretta e mostrare i dati materiali su cui si basano le affermazioni".

Il che "lascia supporre che non abbiano potuto produrre un documento a sostegno delle sue affermazioni".